Articolo Pubblicato sul sito: www.public-utilities.it il 14/7/2009

Distribuzione di dividendi da parte di Società a capitale misto pubblico-privato: tassazione in capo ai soci ed obblighi del sostituto d’imposta.

A cura di Riccardo Scardovelli, Dottore Commercialista in Mantova

scarica il fileFiscalità della distribuzione dividendi da società miste Maggioli (clicca qui per scaricare il file in pdf)


Nello scenario economico attuale sono sempre più presenti società di capitali (S.p.a. e  S.r.l.) a capitale misto pubblico-privato, costituite per l’organizzazione e la gestione di servizi pubblici locali di rilevanza economica, così come previsto dall’art. 113 del D.Lgs 267/2000 (Testo Unico Enti Locali).
In particolare, i settori di intervento più diffusi sono quelli della gestione di servizi idrici, energetici ed ambientali, ma anche la riscossione tributi e la gestione di farmacie comunali.
Al capitale sociale di tali società partecipano sicuramente gli enti pubblici territoriali, ma anche enti non commerciali pubblici e privati nonché soggetti privati, quali persone fisiche e società.
Il risultato della gestione, notoriamente, genera utili anche di rilevante entità che, per volontà dell’assemblea dei soci, possono essere distribuiti ai propri azionisti sottoforma di dividendi, al fine di remunerare il capitale investito da quest’ultimi nell’acquisto di azioni o quote societarie.
Premesso che i redditi derivanti da dividendi assumono rilevanza fiscale nel periodo d’imposta nel quale sono percepiti (principio di cassa), andremo di seguito ad analizzare i diversi trattamenti fiscali previsti in capo al socio, nonché gli obblighi a cui dovrà attenersi la società erogante, in qualità di sostituto d’imposta.

Dividendi percepiti da persone fisiche non imprenditori

La tassazione dei dividendi percepiti da persone fisiche non imprenditori è disciplinata dall’art. 47 del Tuir e varia in base alla tipologia di partecipazione detenuta.
Nello specifico, si parla di partecipazione “qualificata” nella società, con titoli negoziati in mercati regolamentati, quando il socio detiene diritti di voto superiori al 2% o una quota di partecipazione al capitale sociale superiore al 5%; nel caso di società con titoli non negoziati in mercati regolamentati, invece, la partecipazione sarà considerata “qualificata” se il socio detiene più del 20% dei diritti di voto ovvero più del 25% del
capitale sociale.

Ai fini delle imposte, la detenzione di una “partecipazione qualificata” comporta l’assoggettamento ad Irpef, sulla base dell’aliquota progressiva, del 40% del dividendo percepito.
E’ importante ricordare che, per i dividendi maturati dal 2008, la percentuale di assoggettamento ad Irpef è stata aumentata al 49,72%, per effetto della riduzione dell’aliquota Ires dal 33% al 27,5% “scontata” dalla società erogante (art. 1, c.18 della Legge n. 244/2007); tale manovra si è resa, infatti, necessaria al fine di pervenire ad una misura di imponibile fiscale che permetta l’invarianza di prelievo tra l’aliquota massima
Irpef (43%) e la sommatoria di tassazione Ires sulla società e Irpef sul percettore del dividendo.
In dichiarazione dei redditi il dividendo “imponibile” dovrà essere indicato tra i redditi da capitale (quadro RL del modello 740 ovvero nel quadro D in caso di modello 730) e concorrerà alla formazione del reddito complessivo del contribuente.
La società erogante, in tale circostanza, non è tenuta ad applicare alcuna ritenuta alla fonte.
Nel caso, invece, di detenzione di una “partecipazione non qualificata”, la società erogante applicherà una ritenuta alla fonte, a titolo d’imposta, pari al 12,5% sull’intero ammontare, come previsto dall’art. 27, c.1 del Dpr n. 600/73.
Tale reddito non dovrà, pertanto, essere riportato in dichiarazione dei redditi, non essendo prevista la possibilità di optare per la tassazione  ordinaria.

I redditi da partecipazione al capitale di società di capitali percepiti da persone fisiche esercenti attività d’impresa e da società di persone sono disciplinati dall’art. 59 del Tuir che prevede che gli stessi “concorrano alla formazione del reddito complessivo, nella misura del 40% del loro ammontare, nell’esercizio in cui sono percepiti”. In questo caso non opera la distinzione tra partecipazioni qualificate e non.
Tale disciplina comporta per il socio beneficiario la necessità di apportate all’utile d’esercizio, determinato secondo il principio della competenza economica, le opportune variazioni fiscali per determinare il reddito d’impresa imponibile ai fini delle imposte.
In particolare dovrà applicare delle variazioni “in aumento” per la quota imponibile (40%) dei dividendi deliberati nell’esercizio precedente ed incassati nell’anno e delle variazioni “in diminuzione” per la quota non imponibile (60%) dei dividendi deliberati ed incassati nell’anno e per il 100% dei dividendi deliberati e non incassati nell’esercizio.
Anche in tale circostanza, per i dividendi maturati dal 2008, la percentuale di imponibilità è stata aumentata al 49,72% per i suddetti motivi.
In dichiarazione dei redditi i dividendi percepiti confluiranno all’interno del quadro del reddito d’impresa RF, nel caso di regime di contabilità ordinaria, ovvero RG, nel caso di regime di contabilità semplificata.
La società erogante, anche in questo caso, non deve applicare alcuna ritenuta alla fonte.

I redditi da dividendi, percepiti da società di capitali, sono disciplinati dal comma 2  dell’art. 89 del Tuir, che prevede che gli stessi non concorrano a formare il reddito dell’esercizio, in cui sono percepiti, per il 95% del loro ammontare.
In altri termini, tali redditi andranno a formare componenti positivi di reddito nel periodo d’imposta nel quale sorge il diritto di credito (nel rispetto del principio di competenza) e saranno tassati nella misura del 5% del loro ammontare, nell’esercizio in cui vengono incassati (criterio di cassa).
Tutto ciò comporta per il socio la necessità di applicare le opportune variazioni fiscali all’utile d’esercizio per determinare il reddito d’impresa imponibile ai fini Ires. In particolare, dovrà apportare delle variazioni “in aumento” per la quota imponibile (5%) dei dividendi deliberati nell’esercizio precedente ed incassati nell’anno e delle variazioni “in diminuzione” per la quota non imponibile (95%) dei dividendi deliberati ed incassati nell’anno nonché per il 100% dei dividendi deliberati e non incassati nell’esercizio.
In dichiarazione dei redditi i dividendi percepiti confluiranno all’interno del quadro RF del reddito d’impresa.
La società erogante non ha alcun obbligo di applicare ritenute alla fonte.
Dividendi percepiti da associazioni e da enti non commerciali
La tassazione dei dividendi percepiti da associazioni ed enti non commerciali sia pubblici che privati è soggetta ad una disciplina transitoria, introdotta dall’ art. 4, comma 1, lett q) del D.Lgs. 344/2003, che prevede l’equiparazione di tali enti alle società di capitali, fino a quando non diverrà operativo l’art.1, lett. a) della Legge delega n. 80/03 che li includerà tra i soggetti passivi Ire (sostitutiva dell’Irpef).
Il regime transitorio prevede, pertanto, l’assoggettamento ad Ires del 5% dei  redditi da dividendi percepiti sia nell’esercizio di attività  commerciali che nell’ambito delle attività istituzionali svolte dall’ente, indipendentemente dal fatto che la partecipazione sia o meno qualificata.
Se i dividendi sono percepiti nell’esercizio di attività d’impresa andranno ad incrementare il risultato d’esercizio al quale si applicheranno le variazioni fiscali “in aumento e in diminuzione” sopra riportate per le società di capitali.
In dichiarazione dei redditi tali importi confluiranno all’interno del quadro dei redditi d’impresa RF (nel caso di regime di contabilità ordinaria), ovvero RG (nel caso di regime di contabilità semplificata e regimi forfettari).
Nel caso, invece, di dividendi percepiti nell’esercizio dell’attività istituzionale dell’ente, si andrà ad assoggettare ad Ires il 5% del dividendo nell’anno dell’incasso, riportando tale importo all’interno del quadro RL della dichiarazione, nella sezione dei redditi da capitale.
Quando entrerà in vigore il regime definitivo, la tassazione dei dividendi per le associazioni ed enti non commerciali pubblici e privati sarà ricondotta a quella prevista  oggi per le persone fisiche esercenti attività d’impresa; in altri termini, i dividendi percepiti per qualsiasi tipo di attività svolta dall’ente concorreranno alla formazione del reddito complessivo nella misura del 40% del loro ammontare, nell’esercizio in cui
verranno incassati.
In dichiarazione dei redditi tali valori saranno ricompresi nel quadro RL, tra i redditi da capitale.
Anche in tale circostanza, per i dividendi maturati dal 2008, la percentuale di imponibilità è stata aumentata al 49,72% per i motivi ormai noti.
In tema di ritenute alla fonte, si ricorda che, per il solo periodo d’imposta 2004, è stata applicata ai dividendi percepiti da enti non commerciali una ritenuta a titolo d’acconto del 12,5%; mentre dal 2005 la società erogante non è più tenuta ad applicare alcuna ritenuta alla fonte.
Si sottolinea, infine, che anche ai dividendi percepiti dalle Onlus si applica il medesimo trattamento fiscale previsto per gli altri enti non commerciali (R.M. n. 85 del 11/07/2005).
Dividendi percepiti da Enti Pubblici e soggetti esenti da Ires
Nel caso di distribuzione di dividendi a favore di organi o amministrazioni dello Stato, enti territoriali (Regioni, Province e Comuni), comunità montane ovvero consorzi tra enti locali, non si genererà alcun tipo di reddito imponibile, in quanto i suddetti soggetti sono esclusi dall’imposta sui redditi per apposita previsione normativa (art. 74, c. 1 del Dpr n. 917/1986 – Testo Unico Imposte sui Redditi) e, pertanto, non saranno tenuti alla compilazione della dichiarazione dei redditi.
In merito all’applicabilità o meno della ritenuta alla fonte, la Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 177 del 2001 ha chiarito che, ai dividendi erogati a soggetti esclusi da Ires, non si applica alcuna ritenuta alla fonte; infatti tali soggetti non sono espressamente inclusi nell’art. 27 del Dpr n. 600/73 che individua, appunto, i soggetti ai quali applicare la ritenuta a titolo d’imposta sui dividendi.
Diverso trattamento è previsto per i soggetti esenti da Ires, quali ad esempio le cooperative agricole e di produzione e lavoro che rispettano i requisiti dettati nel titolo III del Dpr n. 601/73, per i quali il suddetto art. 27 prevede espressamente che la società, al momento dell’erogazione dei dividendi, debba applicare una ritenuta alla fonte, a titolo d’imposta, pari al 27% dell’intero ammontare.